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Novità

Openbox: il nuovo controtelaio a marchio BigMat

Progettato nei minimi dettagli per garantire robustezza, leggerezza ma anche facilità di trasporto e installazione, Openbox è il controtelaio a cassa aperta di BigMat perfetto per il cartongesso.

Realizzato dal partner Scrigno, questo innovativo controtelaio è dotato di un sistema brevettato “a doppio livello” che consente di inserire e regolare gli accessori anche dopo l’installazione, senza estrarre la guida. L’accessoriabilità è, quindi, uno dei plus di questo prodotto insieme alla scorrevolezza. Il carrello, con quattro cuscinetti, garantisce la massima fluidità dell’anta: lo sforzo necessario per la messa in movimento è inferiore a 2 kg, con il 20% del peso in più rispetto ai competitor. Caratterizzata da una base inferiore continua in lamiera, che garantisce solidità, la struttura di Openbox è due volte più rigida della tradizionale struttura a cassa chiusa, pur essendo fino al 50% più leggera. Il carrello è estremamente resistente: la sua portata pari a 120 kg, anche in configurazione standard, è superiore alla media della concorrenza. È inoltre testato per resistere a oltre 100mila cicli, con il 20% del peso in più rispetto ai concorrenti. Sono dieci i rinforzi orizzontali preforati che agevolano l’introduzione delle viti da cartongesso, rendendo il fissaggio del controtelaio facile e veloce.

Openbox è, inoltre, dotato di un esclusivo e brevettato sistema con bugna anti-sgancio e di una molla di frizionamento posteriore che evita le vibrazioni. Il controtelaio Openbox BigMat, garantito per 20 anni, è disponibile per pareti in cartongesso di 100 mm di spessore, con un’altezza di 2.100 mm, in versione anta singola. Openbox è certificato PEFC e almeno il 70% dei materiali di legno utilizzati per la sua costruzione proviene da una foresta gestita in accordo con rigorosi requisiti sociali, ambientali ed economici.

BigMat News

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A tutto sport con BigMat

Ragazze d’oro, in tutti i sensi! Le Azzurre della Nazionale femminile di pallavolo, dopo averci fatto sognare alle Olimpiadi di Parigi, sono state insignite a fine ottobre anche del prestigioso riconoscimento di “Miglior squadra femminile” agli ANOC Awards 2024, organizzati dall’Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali. La giuria, che ogni anno premia chi si distingue nei principali eventi sportivi internazionali, ha scelto proprio l’Italvolley femminile che a Parigi 2024 ha vinto, da imbattuta, il primo oro della storia della pallavolo italiana ai Giochi Olimpici dopo tre argenti e altrettanti bronzi ottenuti dalla squadra maschile. Un premio meritatissimo quello alla Nazionale guidata da Julio Velasco, che nel 2024 ha lasciato un segno indelebile nella nostra memoria regalandoci non solo una stagione di successi, dalla Volley Nations League fino alle Olimpiadi, ma soprattutto un grande esempio di sport e senso di appartenenza che BigMat condivide e apprezza, in primo luogo perché sponsor orgoglioso delle Nazionali italiane di pallavolo nonché partner Fipav e secondariamente per la mentalità e lo spirito che accumunano il Consorzio e il mondo dello sport, in particolare della pallavolo. 

«Siamo fieri di essere sostenitori di questa Nazionale e di aver seguito le ragazze magiche della pallavolo durante tutto il percorso che le ha portate dal 2023, quando la partnership è iniziata, fino a oggi – sottolinea Matteo Camillinidirettore di BigMat Italia e International –. La nostra avventura 2024 con Fipav non poteva andare meglio di così ed è meraviglioso essere sponsor di una squadra tanto vincente quanto carica di valori». 

Dal 2023 BigMat è partner ufficiale delle Nazionali italiane di pallavolo e ha accompagnato gli atleti e le atlete delle due nazionali seniores, delle sei squadre giovanili (Under 21, Under 19 e Under 17 femminili e maschili) e i due team di sitting volley. Nel 2024 a sancire e rinnovare la partnership tra il Gruppo BigMat e la Federazione Italiana Pallavolo, è arrivato anche il nuovo ruolo di BigMat Italia come title sponsor delle Finali Nazionali Giovanili di Pallavolo 2024 (ne abbiamo parlato nel n. 41 di UP! Magazine). 

La partnership con Fipav non è solamente un’iniziativa di comunicazione e brand awareness, in ottica di promozione del brand attraverso lo sport, ma molto di più, come conferma Camillini: «È una grande soddisfazione per tutto il Gruppo, un’avventura che ci ha appassionati in quanto sponsor, tifosi e italiani ma anche ambassador e testimoni, a nostra volta, di valori simili a quelli del volley: impegno, determinazione, professionalità, condivisione, unità, coraggio e passione! Come la Nazionale anche per noi di BigMat tutto ruota attorno alla passione: per il team, per il lavoro di squadra, per la professione e per il territorio e le comunità in cui ogni giorno operiamo e a cui vogliamo contribuire costruendo a regola d’arte».

«Lo sport porta con sé un messaggio di aggregazione, ancor più quando a unire è il tricolore – precisa Alessandro Cerbaipresidente di BigMat Italia –, e lo stesso spirito si respira nelle rivendite BigMat. L’appartenenza al Gruppo è forte e la dimensione consortile di BigMat ci consente di rispondere uniti alle sfide in “campo”, lavorando insieme per ottenere quei risultati che da soli sarebbero difficilmente raggiungibili. L’esempio della Nazionale femminile di pallavolo ci conferma che non è sempre facile mettersi a disposizione degli altri per un obiettivo comune e che l’equilibro tra individualità e aggregazione, a volte sottile, va protetto con rispetto, così si creano “squadre vincenti” come la nostra». 

Seguendo l’esempio delle Azzurre, BigMat e tutte le sue rivendite sono sempre pronti a “scendere in campo” e “in cantiere” per essere leader nel “campionato” dell’edilizia con un motto condiviso: per vincere bisogna fare squadra! 

Dell’importanza della squadra, del ruolo di ogni componente del gruppo e anche del supporto di un’organizzazione ben strutturata, ha parlato anche il CT Julio Velasco, commentando proprio l’oro Olimpico: «Permettetemi innanzitutto di ringraziare il CONI e la Federazione perché ci hanno permesso di lavorare in condizioni ottimali, ideali. Noi abbiamo avuto veramente tutte le condizioni che erano necessarie e per questo mi preme davvero dir loro grazie. Onestamente non so quante squadre hanno lavorato nelle nostre condizioni. Il secondo ringraziamento è per il mio staff nella sua interezza, senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile; abbiamo lavorato tutti molto bene e naturalmente permettetemi di ringraziare le ragazze perché sono state straordinarie, non solo perché hanno vinto, anche se avessimo perso, hanno fatto di tutto per fare del loro meglio». 

Ma i grandi successi sono anche frutto di un lavoro di preparazione e di investimento nei giovani come sottolinea il presidente di FipavGiuseppe Manfredi: «Dietro questo straordinario traguardo c'è un’accurata attività di programmazione che coinvolge la base, passando per i tecnici che vanno alla ricerca e passano ore e ore in palestra con i bambini e le bambine». Il sostegno allo sport giovanile è, infatti, un altro degli impegni che BigMat porta avanti con il sostegno alle Finali Nazionali Giovanili di Pallavolo 2024 ma anche con un importante progetto europeo di responsabilità sociale attivo da molti anni: Costruiamo Per Lo Sport. Con questa iniziativa, giunta alla 5ª edizione, BigMat è al fianco dei giovani atleti per aiutarli a inseguire i loro sogni e supporta le società impegnate nello sport giovanile amatoriale con un’azione concreta ovvero la fornitura gratuita di abbigliamento sportivo. 

Dal 2019 a oggi sono stati ben 1.970 i club sponsorizzati in tutta Europa per ben 49.500 divise consegnate a giovani atleti di diversi sport di squadra. Nel 2024, nel solco anche della partnership con la Federazione Nazionale di Pallavolo, la disciplina sponsorizzata non poteva che essere il volley: a vestire il blu e rosso BigMat sono quindi giovani alzatori, schiacciatori, centrali e liberi che forse un giorno, entreranno nelle squadre della Nazionale italiana di pallavolo. Tra le oltre 800 candidature da record, arrivate da tutta Italia, sono stati selezionati 140 volley club che, per la stagione 2024-25, hanno ricevuto gratuitamente le divise per vestire quasi 2.000 giovani pallavolisti e pallavolistecategoria Under 13, con maglia e pantaloncini del brand Errea. Ognuno dei club selezionati è stato abbinato alla rivendita BigMat più vicina sul territorio creando così una connessione diretta tra realtà sportiva e imprenditoria. La relazione dei titolari dei punti vendita BigMat con il territorio è profonda: il Gruppo partecipa attivamente alla crescita della comunità in cui opera, anche restituendo ai ragazzi e alle loro famiglie un segno tangibile della loro vicinanza. 

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Alcune delle squadre del progetto Costruiamo per lo Sport

Nel mese di settembre i piccoli campioni hanno ricevuto la loro divisa brandizzata BigMat e per l’occasione i vari punti vendita si sono trasformati in luoghi di aggregazione e festa. «Investire sui giovani e sulle loro passioni, soprattutto sportive, è un impegno sociale e allo stesso tempo un modo per sostenere chi si dedica all’educazione dei protagonisti della società di domani», ricorda Matteo Camillini.

Dal volley al ciclismo: BigMat valorizza e comunica il brand in Europa e nel Mondo attraverso lo sport. 

Il legame tra BigMat e lo sport si declina però in diverse discipline e dai palazzetti del volley si sposta infatti sulle strade solcate dalle due ruote del circuito del ciclismo internazionale. La partnership quadriennale tra BigMat e l’Unione Ciclistica Internazionale UCI porta il brand in Europa e nel mondo seguendo la “carovana” in ben sette Campionati del Mondo, dal 2024 fino al 2027

Il primo appuntamento di BigMat con i due pedali in qualità di nuovo sponsor è stato a fine settembre e ottobre ai Mondiali di ciclismo e paraciclismo su strada a Zurigo, in Svizzera, e su pista a Ballerup, in Danimarca. Anche in questa occasione l’azzurro dell’Italia è sventolato sul podio della prova a cronometro su strada con il secondo gradino di Filippo Ganna e il terzo posto di Edoardo Affini, mentre è Jonathan Milan il volto dell’Italia nel Mondiale su pista in Danimarca con la vittoria del titolo e il record del mondo

«I Campionati mondiali di ciclismo sono tra gli eventi più seguiti al mondo e richiamano milioni di spettatori – spiega Camillini –, aver riconfermato questa partnership ci permette di valorizzare e comunicare il brand BigMat a livello europeo e internazionale attraverso uno degli sport più entusiasmanti del mondo: è un’opportunità unica per BigMat di unirsi a un’organizzazione di prestigio e di contribuire al futuro del ciclismo». Nei prossimi 3 anni i colori BigMat accompagneranno altre notevoli sfide del circuito dei Mondiali UCI, sarà infatti official partner dei Campionati mondiali ciclocross nel 2025 a Liévin (Francia), dei Campionati mondiali di MTB, nel 2026 in Val di Sole (Italia) e del grande appuntamento con i Campionati del Mondo di Ciclismo UCI 2027 in Alta Savoia (Francia) che assegnerà 19 titoli iridati in 6 discipline (strada, pista, mountain bike, Bmx racing, ciclocross e indoor). 

BigMat News, BigMat Azzurre Pallavolo

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Provato per voi: l'asfalto a freddo BigMat

CARATTERISTICHE
Asfalto a freddo BigMat è un conglomerato bituminoso a freddo, pronto all’uso, realizzato per BigMat da Bacchi e costituito da una miscela di graniglie, sabbie di frantumazione, impastati a caldo con un bitume speciale. Confezionato in sacchi da 25 kg con consumo di circa 1,3 m2 per cm di spessore (per una buca di Ø 50 cm di 5 cm di profondità occorrerà circa 1 sacco).

STOP ALLE BUCHE NELLE STRADE TRAFFICATE
Soluzione ideale per lavori di urbanistica e manutenzione stradale in manti stradali con traffico veicolare continuo, l’Asfalto a freddo BigMat è perfetto dove serve rapidità, praticità d’intervento e immediata transitabilità. Studiato per semplificare le operazioni di posa, garantire un risultato di altissimo livello e la massima durata nel tempo, è ottimo per chiudere buche di medie e piccole dimensioni su strade movimentate poiché il traffico veicolare successivo alla posa è imprescindibile per la compattazione e la resa ottimale del materiale.

APPLICAZIONE
L’Asfalto a freddo BigMat è già pronto all’uso quindi, una volta individuata la zona d’intervento (Ø max 50 cm) è necessario scuoterlo, aprire la confezione per agevolare le lavorazioni, versarlo nella buca e stenderlo con l’ausilio di una pala nello spessore massimo di 5 cm per strato. Nella compattazione, da eseguirsi con piastra vibrante e/o rullo compattatore, occorre aver cura di pressare il solo materiale senza poggiare sui bordi per evitare il mancato raggiungimento del giusto grado di compattazione.Chi l’ha provato dice che...
"Si potrebbe definire scherzosamente come un “super cerotto per le emergenze”, l’Asfalto a freddo BigMat è un must have per le opere di manutenzione stradale. La sua immediatezza d’uso e praticità lo rendono ideale per gli interventi last minute di ripristino di manti stradali o rammendo di carreggiate danneggiate per garantire la sicurezza di mezzi e persone. Nella nostra rivendita è un prodotto ad alta rotazione che offre la qualità di un brand leader del settore e un ottimo prezzo. L’unico accorgimento è gestire il magazzino in rapporto alla stagionalità: i clienti sottolineano, infatti, l’importanza di scegliere la versione estiva o invernale per avere tempi di asciugatura e di ritiro adeguati alle condizioni stagionali."

Maria Paola Guidoni, titolare e amministratrice di BigMat Edilmarket di Massa (MS) 

BigMat News, BigMat per UCI

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Dimenticatevi le Archistar

Padovana, classe 1975, Francesca Torzo studia alla TU Delft, all'ETSAB di Barcellona, all'AAM di Mendrisio e allo IUAV di Venezia. Si laurea allo IUAV di Venezia nel 2001 con Peter Zumthor con il quale collabora nel 2021-2022; nel 2003 lavora presso lo studio Bosshard Vaquer Architekten di Zurigo e nel 2008 apre il suo studio a Genova. Assistente presso l'Atelier Bearth dell'AAM di Mendrisio (2009-2017), docente alla Bergen Arkitekthøgskole (2017-2021) e all'AAM di Mendrisio (2020-2024). Ha tenuto lezioni presso numerose scuole e istituzioni internazionali; partecipa nel 2018 alla 16. Mostra Internazionale di Architettura-La Biennale di Venezia. Nel 2028-2019 è presidente della Fondazione Maarten Van Severen di Gent. Nel 2020 vince il premio Moira Gemill e il suo progetto Z33 House for contemporary art a Hasselt riceve il Premio internazionale Piranesi 2018 e il Premio Italiano di Architettura nel 2020, è stata inoltre tra i cinque finalisti del Mies van der Rohe Award 2022. 

Per la prima volta nella storia del BigMat International Architecture Award, in giuria per l’Italia c’è una donna, ma quando le facciamo notare questo primato l’architetto Francesca Torzo sorride e ricorda la sua esperienza in edilizia, le difficoltà iniziali nel rapportarsi con un mondo maschile come quello dei cantieri e delle imprese di costruzione e di come abbia superato le diffidenze iniziali dimostrando sul campo professionalità, competenza e una forte inclinazione alla collaborazione. 

Per Francesca Torzo l’architettura è, infatti, prima di tutto un lavoro di squadra e una partnership tra tutti gli attori, a prescindere dal ruolo e ovviamente dal genere. Questo modo di guardare all’architettura, come un’espressione corale che coinvolge tutta la filiera, si sposa perfettamente con lo spirito del Premio Internazionale di Architettura di BigMat. 

Sguardo deciso, voce pacata e grande capacità analitica, l’architetto Francesca Torzo ci accompagna in una riflessione sui temi dell’architettura, parlando di cultura, storia, empatia e umanità. 

«È un onore essere stata scelta come giurata italiana perché il BMIAA è un Premio storico con un profilo di massima serietà e rispettabilità, sono molto felice di questa esperienza perché credo fortemente nei concorsi di architettura come strumenti per promuovere il valore esemplare delle opere e per ribadire, anzitutto, l’importanza del costruire a regola d’arte chiedendoci però costantemente: cosa significa davvero costruire a regola d’arte?». 

premi di architettura, come il BMIAA, sono infatti luoghi di conversazione dove portare avanti una riflessione sul buon costruire che, come sottolinea l’architetto, «cambia di tempo in tempo e di società in società, è un dibattito sempre vivo». 

Il BigMat International Architecture Award da oltre dieci anni, e da sette edizioni, ha come obiettivo proprio premiare la qualità del costruire e del progettare a livello europeo, al centro di tutto ha sempre messo appunto il valore dell’opera che anche l’architetto Torzo riconosce come un pilastro: «Il valore e l’esemplarità di un’opera risiedono nel suo essere testimone della capacità professionale di combinare istanze di attori molto spesso in conflitto, come architetti, progettisti, contractor, costruttori, committenti e così via. L’opera è infatti, secondo me, l’espressione della capacità di mediare e negoziare le esigenze, le necessità e le ambizioni dei vari interlocutori». Attraverso il riconoscimento e la valorizzazione dell’esemplarità di un’opera, il Premio Internazionale di Architettura di BigMat contribuisce a costruire un discorso pubblico attorno al tema del progettare e del ruolo dell’architettura nella società e lo fa con più voci e più punti di vista di respiro europeo: sono infatti sette i Paesi coinvolti (Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna) ognuno con le proprie peculiarità e storicità architettoniche. 

«Mi auguro che da questa edizione, come già accaduto nelle precedenti, possa emergere una “valutazione”, un giudizio di consistenza e di serietà sulle opere e soprattutto che nascano delle riflessioni anche sul nostro mondo, che sta vivendo trasformazioni sociali, politiche e cambiamenti climatici, radicali – sottolinea Torzo –. La nostra società è fortemente improntata sull’individualismo, che è lo spirito caratteristico della modernità̀, ma oggi si percepisce la ricerca e il bisogno istintivo di avere una società di riferimento e una collettività e questo si applica anche all’architettura». In questo contesto è importante che realtà del settore delle costruzioni, come BigMat, propongano occasioni di incontro culturale, «sono momenti in cui possiamo dire e sottolineare alla società, pacatamente ma con orgoglio, che costruire edifici è un’opera culturale, anche quando è privata, perché è intrinsecamente pubblica in quanto l’architettura riguarda sempre la collettività e parla del mondo in cui tutti viviamo»

Per Francesca Torzo le sfide dell’architettura di oggi sono diverse ma una in particolare chiama tutti a rapporto anche la distribuzione: sviluppare strumenti per rendere gli edifici affordable e sostenibili a più livelli. «Dobbiamo sviluppare opere bilanciate che tengono conto di tutti gli aspetti: quello economico, funzionale, ma anche culturale, sociale ed estetico. Per fare questo l’unica via è il dialogo continuo e reciproco tra architetti e costruttori ma anche produttori e distributori di materiali edili». 

BigMat da sempre risponde a questa chiamata rafforzando il dialogo con il mondo della progettazione. Lo fa ogni giorno nei punti vendita, mettendo a disposizione di progettisti imprese un know-how specializzato e una forte expertise sui materiali, ma anche a livello internazionale proprio con il Premio di Architettura. Una vicinanza che anche la nuova giurata ha voluto lodare: «Apprezzo molto che la paternità del Premio sia di un Gruppo di distribuzione di respiro europeo perché credo nel dialogo di tutta la filiera delle costruzioni, dall’architetto fino agli artigiani e la manodopera». 

Francesca Torzo rimarca spesso che tutta la filiera deve imparare a comunicare meglio, in uno sforzo collettivo lungo il processo di costruzione, un punto di vista condiviso anche da BigMat che mette la rivendita al centro della comunicazione tra studio di progettazione e cantiere nel ruolo di interlocutore e partner. «Committenti e costruttori sono “compagni di viaggio” nell’avventura del costruire, ad ogni scala, e il dialogo deve essere costruttivo e di invenzione per trovare un equilibrio tra scelte progettuali e tecniche, estetica e bilancio economico di un’opera. Penso che l’attuale iperspecializzazione delle discipline della progettazione crei un “isolamento” nella comunicazione tra le professioni che spesso porta a investire l’architetto di un ruolo di esteta o di scenografo, nel senso più limitato del termine, e questo fenomeno è forse legato anche alla crescita esponenziale del numero e della quantità di operatori della progettazione, a volte in esubero rispetto alle esigenze». 

Corale è l’aggettivo che meglio descrive il processo costruttivo per la giurata italiana, che pensa sia giunto il momento di un cambio profondo nel ruolo dell’architetto oggi: «La società trasmette un’educazione alla professione che è quella dell’eroismo, della figura solitaria dell’architetto che inventa un mondo e una tendenza – spiega l’architetto –, ma io penso che non si possa costruire da soli. La costruzione è quanto di più collettivo possa esistere e l’architetto ha l’onore e l’onere di coordinare tante voci, auspicabilmente in modo giusto e bilanciato, dando ascolto a esigenze e necessità che a volte possono anche andare oltre le proprie abitudini costruttive e questo è possibile solo se l’architetto trova un vero partner che lo accompagna nel processo di realizzazione dell’opera». 

Ma questa dinamica corale e collaborativa potrebbe avere applicazioni diverse andando a interpellare un altro grande attore del processo costruttivo: l’industria e la filiera dei materiali edili. È auspicabile un sodalizio ancora più stretto tra architettura e produzione e distribuzione dei materiali, «non solo per costruire bene ma anche per portare innovazione a tutta la filiera scambiandosi conoscenza e sviluppando nuovi materiali e sistemi costruttivi che riducano i costi di realizzazione e che restituiscano alla comunità spazi abitativi, oggi considerati un lusso più che la normalità. Credo che i due comparti possano sviluppare insieme progetti di ricerca sperimentali soprattutto coinvolgendo i giovani laureati in architettura». 

Docente universitario dal 2009, l’architetto Torzo ha un contatto diretto con i giovani e i futuri architetti e nota come negli ultimi anni ci sia stato un cambiamento significativo negli studenti di architettura: «L’eroismo dell’architetto come figura individuale e archistar è stata forse messa un po’ in discussione per lasciare spazio a una forte esigenza di ricerca di qualità e di una pluralità. I giovani architetti oggi sono interessati più alla ricerca di una relazione dell’architettura con la storia e la cultura dei luoghi, piuttosto che lo sviluppo di una tendenza con l’aspirazione di riscrivere un linguaggio di progettazione che poi cambierà nel giro di cinque anni». 

Ai giovani che descrive Torzo il BMIAA dedica ogni anno un premio speciale per gli architetti under 40. «È una generazione di cui sono molto curiosa: voglio vedere i loro pensieri trasformati in architettura – confessa la giurata –, dobbiamo sfumare questo conflitto tra generazioni, che è distruttivo, mentre va incentivata l’aggregazione. Quindi benvenuti giovani, c’è bisogno di voi e dei vostri sguardi carichi di domande che fanno riflettere, di avventatezza e impazienza». 

Nel palmares del BMIAA si trovano opere premiate sempre per la loro capacità di contribuire a ridisegnare il paesaggio costruito con spazi che trasmettono innovazione, comfort, benessere abitativo, efficienza energetica e sostenibilità

Tutti valori must have anche per Francesca Torzo che però sottolinea: «Il dibattito sulla sostenibilità è diventato una conversazione di specialisti su dati di performance e certificati che, a mio avviso, hanno troppo poco a che fare con la vera sostenibilità. Pensando anche all’uso dei materiali, ad esempio, il legno che è così confortevole per la coscienza in realtà rischia di deforestare il Trentino Alto Adige e l’esigenza di sostenibilità potrebbe rovinare le Dolomiti. La sostenibilità è per me più un tema di misura: nessun materiale è buono o cattivo e ogni materiale porta con sé una sensatezza di utilizzo, un’appropriatezza di lavorazione e una cultura di impiego, spesso millenari. Dobbiamo riflettere sulla sostenibilità in termini più ampi e non solo sulla performance green di un edificio, ma parlare anche di responsabilità dei comportamenti e delle abitudini abitative della nostra società con una riflessione sui consumi». 

Per ampliare il confronto culturale sulla sostenibilità in architettura bisogna quindi chiedersi: cosa è davvero sostenibile? Come si può declinare questa sostenibilità anche nella gestione degli spazi e delle inuguaglianze sociali? La sostenibilità traina poi una riflessione sul patrimonio costruito esistente come approfondisce l’architetto: «C’è molta attenzione sulla pratica del “riuso” in architettura; la ristrutturazione e il restauro in Italia sono ambiti ampiamente diffusi e nessun Paese è stratificato come il nostro. Credo sia interessante tornare a riflettere sui centri storici e su una progettazione della città più oculata e più attenta, che integri le attività produttive nei centri storici anche per evitare che diventi un luogo per privilegiati che esclude e sposta le persone verso l’esterno, andando poi a incrementare la ricaduta negativa sulla mobilità e sull’inquinamento e quindi sulla sostenibilità». 

Il nostro è un tempo incerto ma storicamente i momenti difficili sono quelli ricchi di possibilità e in cui ci apriamo a nuove domande. Il dibattito pubblico dell’architettura è molto concentrato sulla sostenibilità e sul riuso ed «è il momento in cui va rinsaldato il rapporto tra architetti, ingegneri e costruttori provando a porsi delle domande sul patrimonio storico e su come creare strumenti tecnici per rendere sostenibile economicamente una condizione abitativa che dia priorità alla dignità̀ sociale mettendo in discussione anche l’hi-tech che, per quanto indispensabile nella produzione dei materiali, diventa eccessiva e superflua in altri casi. Abbiamo bisogno di tutta questa hi-tech nei nostri edifici? Serve ai fini della sostenibilità economica e ambientale della costruzione?». 

I progetti che si candideranno alla settima edizione del BigMat International Architecture Award sapranno certamente rispondere e darci un quadro dell’architettura europea ma cosa cercherà nelle opere candidate la nuova giurata italiana? 

«Non ho pregiudizi o preferenze e sono aperta a tutti gli approcci. Apprezzo e rispetto molto i progetti che hanno empatia con i luoghi, che sono esempio di eccellenza professionale e nella costruzione ed è indispensabile che nel progetto ci sia una posizione culturale, anche diversa dalla mia». E aggiunge: «sono anche curiosa di conoscere come sono nati i loro incarichi e come si è sviluppata la loro attività, che è la parte più complicata del fare architettura, soprattutto per i giovani». 

Sincera, schietta e molto attenta, così si descrive Francesca Torzo nella sua veste di giurata italiana, ma anche come donna dell’architettura, e sottolinea come «l’approccio femminile all’architettura è più visibile nella capacità di multitasking, in una maggiore empatia e capacità di mediazione, ma soprattutto nel senso di veglia sulla comunità e quindi su tutto quello che intorno a essa si costruisce». 

Questo senso di empatia, tutto femminile, traspare anche nel modo in cui Torzo interpreta il processo di progettazione ma anche i materiali edili che per lei, come era per Leon Battista Alberti, sono tutti materiali vivi: «Non ho un materiale preferito con cui lavorare, li amo tutti, perché per me costruire è tessere una narrativa che unisce il passato e il futuro, un progetto nasce con materiali e dettagli che ogni volta sono diversi perché anche l’approccio è differente e connesso a un luogo e a una storia». 

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